La guerra di corsa ha origine nel Mediterraneo già nel medioevo. Il corsaro combatteva sotto la bandiera di uno stato dal quale aveva ricevuto un’investitura formale attraverso una lettera di marca o di corsa, tale patente regolamentava anche la divisione del bottino conquistato. Il corsaro si impegnava a fiaccare il nemico compiendo incursioni e razzie nel suo territorio e catturando unicamente le sue navi. Lampante è la differenza con il pirata che invece agiva per puro tornaconto personale, non riconoscendo nessuna autorità e predando senza alcuna distinzione.
L’avanzata turca nell’Europa orientale e nell’Africa settentrionale nel corso nel XVI secolo trasformò il Mediterraneo nel teatro di battaglia tra l’impero ottomano e quello spagnolo. Entrambe le potenze fecero ampiamente ricorso alla guerra di corsa partendo da importanti basi quali Algeri, Tripoli e Tunisi, le cosiddette Reggenze barbaresche da un lato, Malta e Pisa, sedi dei cavalieri di San Giovanni e di Santo Stefano, dall’altro.

Nel 1529 Khayr al-Dīn, noto come il Barbarossa, conquistava definitivamente Algeri ponendo in pochi anni tutto il Maghreb, la cosiddetta Barberìa, sotto la sovranità ottomana. Muovendo dalle basi nordafricane il celebre corsaro (nominato nel 1533 kapudàn pascià, cioè ammiraglio in capo della flotta turca) tenne in scacco l’intero Mediterraneo occidentale, catturando navi mercantili e compiendo audaci incursioni sulle coste italiane e spagnole, godendo anche dell’alleanza della Francia. La corsa divenne la principale attività economica delle Reggenze barbaresche, grazie ai proventi dei saccheggi di navi e città costiere, dei riscatti dei prigionieri e dei tributi imposti per evitare le scorrerie.

Sono frequenti i casi di cristiani che, rinnegata la propria religione per sfuggire alla dura condizione di schiavi, diventarono essi stessi corsari. Il più celebre è il calabrese Dionigi Galeni fatto prigioniero durante una razzia, e convertitosi all’Islam mutando il suo nome in Uluç Alì (noto in occidente come Uccialì o Occhialì). Leggendario corsaro diventerà governatore di Algeri, comandante di squadra nella battaglia di Lepanto ed infine kapudan pascià della flotta ottomana.
Vani saranno i tentativi di espugnare la roccaforte barbaresca da parte delle potenze europee, fino alla conquista francese di Algeri nel 1830 che metterà fine alla corsa nel Mediterraneo.



